

Con lo svezzamento, il bambino passa da un'alimentazione fatta esclusivamente di latte ad una con cibi diversi per varietà, caratteristiche nutritive, sapori e consistenza. E' un passaggio molto delicato, non automatico, inizia sostituendo una pappa ad una poppata (di solito quella di mezzogiorno) e si completa nel giro di qualche mese.E' una fase impegnativa per il piccolo e anche per chi si occupa di lui: ma con un po' di pazienza, serenità e competenza, può essere superata con soddisfazione di tutti. D'altra parte non si può pensare di andare avanti a latte per tutta la vita. La stessa comparsa dei denti suggerisce qualcosa, e precisamente che è ora di incominciare a masticare e non più di andare avanti solo a succhiare. Anche se il seno della mamma non sarà così facile da sostituire con il cucchiaino, e neppure il biberon. Probabilmente il bambino conosce già il cucchiaino; da quando ha tre mesi gli serve per mangiare la mela, o la pera o la banana. Ma un conto è la frutta a cucchiaini, e un conto tutta la pappa. Così diversa dal latte, poi. La nuova dieta, infatti, propone di passare dal 'dolce' al 'salato'; dal liquido al semisolido e più avanti addirittura ai pezzettini; da un sapore unico e costante a tanti sapori nuovi e diversi.
Un po' di calma, per favore!

E' questo anche il periodo in cui si prendono le prime abitudini alimentari, e tanto meglio se sono sane, corrette ed equilibrate. Non si dice che la buona salute incomincia a tavola? Il che vuol dire che mangiare sano ('sano' non 'tanto'!) aiuta il benessere generale, soprattutto in fase di crescita. E questo vale per rassicurare le mamme dei piccoli piuttosto inappetenti interessati a tutto fuorché alla pappa; e per sollecitare le mamme di tanti piccoli mangioni a non assecondarli entusiaste nella loro ingordigia. L'atteggiamento nei confronti del cibo che si matura in questo periodo ha buone probabilità di mantenersi a lungo. Il momento della 'pappa' può essere problematico, facile terreno di capricci e di ricatti, da parte del piccolo nei confronti dell'adulto e dell'adulto nei confronti del piccolo: a quante cose siamo disposti purché mangi? Quanti menù cambiamo purché apra la bocca? A quanti trucchi facciamo ricorso? Mangi pure quello che vuole, l'importante è che mangi? Oppure: o mangia la minestra o salta la finestra? Ma quante possibilità ragionevoli ci sono tra questi due estremi, cercando di evitare sia di insistere troppo perché 'mandi giù' quello che assolutamente non vuole, sia di assecondarlo totalmente e solo in quello che è di suo gradimento; facendo in modo di accompagnarlo, invece, via via con criterio e buon senso a farsi un suo gusto e, quando è possibile, facendolo anche partecipare al rito del pasto comune, seduto a tavola nel seggiolone.